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Blog · · 7 min di lettura

Privacy policy e cookie banner sul sito: cosa serve a una piccola impresa in Italia

GDPR e sito web: la risposta breve è che servono tre cose. Un'informativa privacy (quella che spesso si chiama privacy policy), un banner per i cookie solo se il sito usa cookie diversi da quelli tecnici, e una riga di spiegazione accanto a ogni modulo. Se i cookie sono soltanto tecnici il banner non serve, l'informativa sì. Il fac simile scaricato da internet non basta: racconta un sito generico, mentre il tuo ha strumenti, moduli e destinatari precisi. Qui sotto trovi la differenza tra i tipi di cookie, cosa deve dire l'informativa e come controllare il tuo sito in mezz'ora. Non è una consulenza legale: dove serve un parere, ti diciamo di chiederlo a un consulente.

Le tre cose, una per una

CosaQuando serveChe compito ha
Informativa privacyQuando il sito raccoglie dati: un modulo, un numero di telefono, un contatore di visiteDice chi sei, perché raccogli i dati e a chi arrivano
Banner cookieSolo se ci sono cookie o strumenti di tracciamento non tecniciFa scegliere prima che parta qualcosa
Nota accanto al moduloSu ogni moduloSpiega in una riga a cosa serve il contatto e rimanda all'informativa

Sul modulo del nostro sito, sotto il pulsante, c'è una riga sola: «Usiamo il tuo contatto solo per rispondere alla tua richiesta. Maggiori informazioni nell'informativa sulla privacy.» Basta questo. Il dettaglio sta nell'informativa, non sotto il pulsante.

Il punto fermo è l'articolo 13 del GDPR: le informazioni vanno date nel momento in cui i dati vengono raccolti e comprendono, tra l'altro, l'identità e i dati di contatto del titolare, le finalità del trattamento con la sua base giuridica e gli eventuali destinatari dei dati. Tutta l'informativa si costruisce attorno a queste risposte. Molti siti mettono informativa privacy e cookie policy nella stessa pagina, una «privacy e cookie policy»: conta che le risposte ci siano tutte, non quante pagine sono.

Nelle linee guida del 10 giugno 2021 il Garante divide i cookie in due famiglie: i tecnici e quelli di profilazione. Gli strumenti per le statistiche stanno in mezzo, ed è lì che bisogna guardare con più attenzione.

TipoCosa faServe il consenso?
TecniciFanno funzionare il sito o un servizio che l'utente ha chiestoNo, ma vanno descritti nell'informativa
AnalyticsContano visite e pagine visteDipende: sono equiparati ai tecnici solo a certe condizioni
ProfilazioneRicostruiscono le abitudini di chi naviga, tra l'altro per mostrare pubblicità mirataSì, prima che vengano installati

Per i cookie analytics di un servizio esterno il Garante chiede, se vuoi trattarli come tecnici, che producano solo statistiche aggregate riferite a un singolo sito e che non permettano di individuare la persona; di regola ci si arriva mascherando una parte dell'indirizzo IP. Se lo strumento che hai installato non lo fa, non è equiparato ai tecnici. Come è configurato il tuo, chiedilo a chi lo ha messo.

Il cookie banner GDPR ha un compito preciso: decidere cosa parte e cosa no. Sempre secondo le linee guida, al primo accesso sul dispositivo non deve finire nulla di diverso dai cookie tecnici, lo scorrimento della pagina da solo non vale come consenso e chi chiude il banner con la X continua a navigare senza tracciamento. In pratica: se uno script di statistiche o di pubblicità parte appena la pagina si carica e il banner compare sopra, il banner non controlla niente. È il caso più semplice da verificare, ed è il primo punto della lista più sotto.

Perché il fac simile non basta

Scrivere «privacy policy sito web fac simile» nel motore di ricerca è comprensibile: nessuno vuole inventare un documento da zero. Il guaio è che l'informativa non è un modulo da compilare con il nome dell'azienda. È l'elenco delle risposte all'articolo 13 per il tuo sito. Un fac simile le lascia in bianco o, peggio, le riempie con quelle di un altro.

Sul tuo sito le risposte sono concrete. Chi è il titolare: ragione sociale o nome, indirizzo, un contatto che qualcuno legge davvero. A cosa servono i dati del modulo: richiamare chi ha chiesto un preventivo, per esempio. Chi li riceve: il fornitore della posta, WhatsApp se la richiesta arriva lì, il CRM, chi gestisce il sito. Quali cookie ci sono, uno per uno, e chi li imposta. Il testo della privacy policy nasce da questo elenco.

Prendi il nostro lavoro Kruh: il sito di un laboratorio di anelli a Praga, in inglese. Il visitatore sceglie metallo, profilo e pietra su un anello 3D, scrive un'incisione e prenota la prova. Il modulo di prenotazione chiede nome, telefono, e-mail e un commento. Per quei quattro campi l'informativa deve dire chi li riceve, perché e per quanto tempo restano. Un fac simile pensato per un negozio online non sa niente di prenotazioni, e uno copiato da un altro sito si porta dietro il nome dell'azienda sbagliata.

Lavoro DELKIND, dati dimostrativi. Kruh, laboratorio di anelli a Praga: configuratore 3D e prenotazione della prova, sito in inglese.

Cosa fare oggi

Per capire cosa fare con il GDPR sul sito web bastano cinque controlli, tutti gratuiti.

  1. Apri il sito in una finestra anonima. Prima di cliccare qualsiasi cosa, apri gli strumenti per sviluppatori di Chrome (scheda Application, voce Cookies) e annota quali cookie ci sono e a quale dominio appartengono.
  2. Fai l'elenco di ciò che hai incollato nel sito: statistiche, pixel pubblicitari, mappe, video, chat. Per ognuno scrivi a cosa serve e chi lo gestisce.
  3. Fai l'elenco dei moduli: quali campi chiedono, dove arriva il messaggio (casella e-mail, WhatsApp, foglio di calcolo, CRM) e chi può leggerlo.
  4. Confronta tutto con l'informativa che hai oggi: titolare con indirizzo e contatto, finalità, destinatari, cookie descritti uno a uno. Controlla che il link all'informativa sia nel footer di ogni pagina e vicino a ogni modulo.
  5. Le domande a cui non sai rispondere (base giuridica, tempi di conservazione, dati che escono dall'UE) scrivile e portale a un consulente. Una risposta tirata a indovinare finisce in un documento pubblico con il tuo nome.

L'adeguamento GDPR di un sito è, in fondo, questo: far coincidere quello che il sito fa con quello che l'informativa dice.

Se vuoi, ci pensiamo noi

Se il sito non c'è ancora o va rifatto, lo costruiamo noi: una landing page da €380 in 3–7 giorni, un sito aziendale da €580 in 2–3 settimane, prezzi IVA esclusa. Il prezzo è basso perché specialisti esperti lavorano più in fretta con gli strumenti di IA.

Nel prezzo ci sono il design sul tuo brand, una chiamata prima dell'avvio, i testi (li prepariamo noi e te li mandiamo da controllare), il modulo di richiesta con la conferma per chi visita, la richiesta che ti arriva su WhatsApp, via e-mail, in un foglio di calcolo o nel tuo CRM, il contatore delle visite e i pixel degli account pubblicitari collegati, la base SEO e la pubblicazione sul tuo dominio. Codice, dominio, hosting e accessi sono intestati a te, e le modifiche sono gratuite fino all'accettazione.

Informativa e testo del banner hanno valore legale. Se vuoi che entrino nel lavoro, dillo alla prima chiamata: cosa è incluso, i tempi e il prezzo li scriviamo prima dell'avvio, e il parere legale resta a un consulente. Trovi i dettagli nella pagina su landing page e siti aziendali con IA. Scrivici su WhatsApp o lascia un contatto: rispondiamo entro un'ora in orario di lavoro.

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